Miscellanea grafica

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19/04/07

Una voce dalla città morta


La notte del 25 aprile 1986 era calda. Una donna, a Prypiat, non riesce a prendere sonno. Esce sul balcone per respirare un po’ di aria primaverile. E all’improvviso, vede innalzarsi un bagliore che illumina la notte: a tre chilometri di distanza, proprio di fronte a lei, il reattore della centrale nucleare di Chernobyl è esploso.
Da quel momento per Lyubov Sirota, un’insegnante di lettere, e suo figlio Sasha, la vita non sarà più la stessa. Subito dopo l’incidente tutti e due si ammalano gravemente per l’alta dose di radiazioni a cui sono stati esposti. Lui si riavrà. Per lei invece, le cose vanno diversamente: la sua salute peggiora di giorno in giorno, è sempre più debole e stanca. Ma decide di cominciare a scrivere poesie, per testimoniare quello che lei e tutti gli abitanti di Prypiat hanno vissuto.
Oggi Lyubov Sirota passa la maggior parte del tempo in ospedale: ha cataratte e un tumore al cervello, probabilmente ambedue un effetto a lungo termine delle radiazioni.


All’incrocio


Sono morti?
Oppure questa è la fine del mondo?
Morbida rugiada su pallide foglie.
Ma ora non importa sapere
chi ha colpa,
quale il motivo,
il cielo ribolle soltanto di corvi...
E ora - niente suoni, nessun odore.
E non più pace in questo mondo.
Qui, abbiamo amato...
Ora un’eterna separazioneregna sulla Terra bruciata.

18/04/07

Da dove proviene il nome di "ortodosse" date alle chiese orientali?

San Giobbe di Počajiv


Sinodo di vescovi ortodossi



Storicamente il nome di «Ortodosse» venne dato a quelle Chiese che, nel secolo V°, durante la controversia cristologica sulla duplice natura in Cristo, conservarono la retta fede sta­bilita nel Concilio di Calcedonia del 451 e non caddero nell’errore monofisita.
L’eresia monofisita, predicata dal monaco Eutiche, insegna che in Gesù Cristo, non solo non vi erano due persone, come voleva Nestorio, ma nemmeno due nature, perché la natura umana sarebbe stata assorbita dalla natura divina..
All' inizio del V secolo le chies orientali, si presentavano come un corpo armonico e compatto, pur nella varietà loro riti, nella pluralità delle loro gerarchie e nella molteplicità dei popoli e delle razze che erano venute a comporle Esse si contraddistinguono per una meravigliosa fioritura non solo di santi, di mistici, di anacoreti e di martiri, ma anche per una numerosa schiera di esegeti, di dottori, di teologi, di apologisti e di scrittori, ricchi di scienza, di cultura di tutta la tavolozza del pensiero luminoso greco, con lingua classica e verso armonioso.
Dopo lo Scisma fra Oriente cristiano ed Occidente avvenuto nel secolo 11° questo appellativo di «Chiese Ortodosse» ven­ne dato a quelle Chiese che conservarono la retta fede cat­tolica ed apostolica stabilita dai Sette Concili Ecumenici.
Le Chiese strutturate secondo la gerarchia di tipo Patriarcale Hanno un Primate che ha il titolo di Patriarca. Non si tratta di un Vescovo con prerogative episcopali superiori a quelle degli altri Ierarchi, ma in lui risiede l'elemento amministrativo e giuridico di vertice della chiesa la quale si governa tramite un Santo Sinodo di Vescovi eletti. Il Patriarca non è eletto esclusivamente da un gruppo ristretto di Vescovi, ma anche altre rappresentanze della Chiesa contribuiscono ad esprimere opinione nell' atto della indicazione del nuovo primate.

Le Chiese definite Autocefale sono rette da un Arcivescovo o da un Metropolita.
Esistono inoltre le chiese autonome nate da varie delle chiese autocefale che sono guidate da Arcivescovi o Metropoliti.

Le chiese in Ucraina

La famosa chiesa ortodossa Mihajlovskaja - Kiev

Chiesa ortodossa: Parascheva ( Pentecoste)

Campanile della Uspenska (ascensione):ortodossa

L'architettura ucraina è dominata da chiese. Un genere molto particolare è quello delle chiese in legno caratterizzate da cupole a strati costituite da asticelle in legno, il tutto tenuto insieme da un sistema complesso che non prevede l'uso di chiodi. Nell'inte

Tempio ortodosso e tempio cattolico




Il tempio cristiano ha sempre nel suo piano la croce - segno di salvezza, la croce di Cristo. In Occidente i templi erano costruiti su pianta a croce latina, allungata, questo fatto crea uno spazio dinamico, steso sull'asse oriente-occidente, inclinato verso il presbiterio, lì dove sull'altare si trovano le Specie Eucaristiche. Questo movimento è rilevato da file di colonne, le quali ricordano una solenne processione, che seduce e attira chi entra nella chiesa. Nella parte occidentale dell'Impero Romano si sviluppava un cristianesimo socio-attivo, missionario, anche questo fatto ha condizionato la scelta delle forme architettoniche corrispondenti, ad es. l'impetuoso slancio delle torri e dei campanili gotici, come se prendessero d'assalto il cielo. La forma a guglia, come coronamento della basilica, rimpiazza totalmente la cupola, così amata nell'Oriente. Nella parte orientale dell'Impero Romano si sviluppava un cristianesimo d'altro tipo, contemplativo, di preghiera e meditazione, diretto verso la trasformazione interiore dell'uomo ed anche i templi hanno preso altre forme. Soprattutto, nella pianta del tempio cristiano orientale troviamo la croce greca, con uguali bracci, grazie alla quale lo spazio del tempio è statico, centrato, adunato sotto la cupola, che, come un manto, abbraccia quelli che pregano. La cosa principale qui non è la dinamica del movimento, bensì la pace della contemplazione, il rivolgersi verso la parte interna e la percezione della presenza divina. La basilica si trasforma qui in un tempio di croce-cupola. Questa forma, elaborata in Bisanzio, fu assimilata dalla Rus', dove ha trovato una larga diffusione. Così, nelle forme d'architettura dei templi sono espresse l'unità e la varietà delle due tradizioni: quella occidentale cattolica e quella orientale ortodossa. La basilica cristiana, come il Tempio di Gerusalemme, ha una struttura a tre parti: il presbiterio (chiamato "santuario" nella tradizione ortodossa) nella parte orientale, la navata nella parte centrale, e l'atrio nella parte occidentale. Il presbiterio-santuario fa ricordare il Santo dei santi dell'Antico Testamento, soltanto i sacerdoti possono entrarvi durante la celebrazione. Nella tradizione ortodossa il santuario è separato dalla navata con una tenda, anche questo porta analogie con il Tempio di Gerusalemme. Questa barriera si è trasformata nella Rus' nell' iconostasi.

Il tempio ortodosso



Un cristiano occidentale, quando entra nel tempio ortodosso per la Divina Liturgia, si trova in un mondo sconosciuto. Lui entra in una chiesa, nella quale, forma, arredamento e ornamento non soltanto sottostanno ad una tradizione, ma hanno anche un proprio significato. Dopo essere passato per il nartece, lui si trova nella navata, che non ha la forma rettangolare cui è abituato, bensì quella quadrata, totalmente vuota, se non si tiene conto di alcune sedie, destinate per i malati e deboli. Alza la testa, ed ecco il Cristo Pantocratore, che lo guarda con maestà dall'alto della cupola centrale. Attorno al tamburo che sostiene la cupola, ecco i profeti, gli apostoli e i confessori, simili agli angeli, e sulle volte attorno alla cupola, ecco i cherubini e serafini, i quattro evangelisti e alcune scene della vita di Cristo; di solito emergono quelle che si ricordano nei calendari liturgici. Sulle pareti, vediamo le figure dei monaci e degli asceti, dei martiri, dei confessori e dei maestri; la schiera dei santi, cornice a se stessa, è come se racchiudesse tutta l'assemblea orante. Dietro, sulla parete occidentale della navata, è presentata l'Assunzione della Vergine Maria (Dormizione), invece sulla parete orientale, si alza una barriera adornata di icone: l'iconostasi, che separa la navata dal santuario. Questa barriera può essere bassa o anche arrivare fino all'arco. Nel centro si trova una porta a due battenti; ai lati due porte ad un battente. Sull'iconostasi in alto, come regola, sono riprodotti gli ornamenti della navata, in fresco o in mosaico. A destra della porta centrale a doppio battente, chiamate anche "porte sante", si trova l'immagine del Cristo Pantocratore, a sinistra invece, quella della Vergine Maria con Bambino. Sulle porte sante viene riprodotta l'Annunciazione, e sulle due porte laterali ad un battente, chiamate anche "settentrionale" e "meridionale", gli arcangeli Michele e Gabriele oppure i santi diaconi. Direttamente sopra le porte sante è riprodotta l'Ultima Cena. La seconda fila delle icone, chiamata l'ordine delle feste, è formata da icone che presentano azioni salvifiche di Cristo nella sua vita terrestre; si ricordano le più importanti feste del calendario liturgico. Sopra di esse, nella terza fila, chiamata anche l'ordine della Deesi, vengono presentati gli apostoli, rivolti in atteggiamento di preghiera verso il centro, dove in trono siede lo stesso Cristo, e ai suoi lati i due principali intercessori per l'umanità, la Vergine Maria e Giovanni Battista. A volte c'è anche una quarta fila, chiamata l'ordine dei profeti, nella quale si trovano i profeti, situati ai due lati della Vergine con Bambino, e tutta l'iconostasi abbraccia la croce su cui è dipinta l'immagine del Signore crocifisso (nel tempio non ci sono immagini tridimensionali) con la Vergine Maria e l'Apostolo Giovanni ai suoi lati. Quando le porte sante sono aperte, dal centro del santuario (il quale, come regola, ha forma di un'abside semicircolare) quelli che pregano possono vedere l'altare, riccamente adornato, di forma cubica; sopra di esso si trovano la croce, le lampade e l'arca, molte volte a forma di tempio, in cui si conserva il pane consacrato durante l'eucarestia. Se osserviamo la pittura del santuario, nella parte più bassa troviamo due file con i vescovi, vestiti per la liturgia e rivolti verso l'altare. Sopra di loro c'è Cristo che comunica gli apostoli, con una mano distribuisce il pane consacrato e con l'altra dà il calice. Dalla cupola semisferica dell'abside, sopra il santuario, la Vergine guarda verso la navata (la sua immagine si può vedere molte volte dalla stessa navata, sopra dell'iconostasi). Quelli che pregano probabilmente non vedranno l'altro altare sul quale si preparano il pane e il vino eucaristici; vi si accede attraverso la porta settentrionale dell'iconostasi. Non vedranno neppure la pittura sopra di esso, che presenta la nascita, la morte e la sepoltura di Cristo. Neanche potranno guardare nella parte meridionale dell'abside, che serve per sacrestia. Un tipico tempio ortodosso, con tutte le sue lampade, le candele e l'odore dell'incenso che penetra tutto, si distingue molto dall'atmosfera della celebrazione cui è abituato un uomo occidentale. Il tempio è molto più di un posto dove si raduna un'assemblea in preghiera; esso è l'immagine del cielo sulla terra. Se le parti basse della navata rappresentano il mondo visibile, la cupola e ancora di più la parte dove si trova il santuario sono simboli del cielo, dove gli angeli, gli arcangeli e tutte le forze celesti rendono culto al Dio Trino e Uno. Il cristiano occidentale nota che Tempio ortodosso suscita in lui un santo timore, gli ortodossi però si sentono in esso più a loro agio di quanto il cristiano occidentale possa trovarvisi nella sua abitale disposizione. Quando gli ortodossi entrano nel tempio, fanno un giro attorno, baciano le icone e vi accendono davanti le candele, pregano. Possono portare alla porta settentrionale dell'iconostasi un piccolo pane di forma rotonda, chiamato "prosfora", cioè "offerta" e darla al diacono o al ministrante insieme con un elenco dove si ricordano i vivi e i morti. L'atmosfera nel tempio ortodosso è piena di devozione, ma nello stesso tempo non è formale, soprattutto grazie al fatto che in queste chiese non ci sono banchi messi a battaglione. Una disposizione del genere si trova raramente nelle chiese occidentali, dove di regola ci sono banchi o sedie.

La chiesa ortodossa ucraina: origini

Il principe Vladimir a cui si deve la cristianizzazione della Rus'

Le terre e i popoli uniti dal nome “Rus’” conobbero il cristianesimo molto prima del 988, anno in cui il cristianesimo fu accettato dal principe di Kiev Vladimir Sviatoslavic’ (980-1015). C’è una testimonianza, una mezza-leggenda trovata nelle cronache, che uno dei principi russi si fosse battezzato con il suo popolo già nel IX secolo. Esiste anche una ipotesi, che precisamente gli abitanti della Rus’, che si trovavano sotto il potere dei Khazari, furono battezzati indirettamente dagli illuminatori degli slavi, Cirillo e Metodio, durante il loro viaggio nel Principato Azzaro nel 858. Il cammino del cristianesimo fino al cuore stesso del principato di Kiev fu aperto dalla principessa Olga, la vedova del principe Igor. Attorno all’anno 955 si fece battezzare a Costantinopoli. Da qui portò con sé dei preti greci e iniziò a costruire nelle sue terre i templi cristiani. Però il suo figlio Sviatoslav non vedeva la necessità del cristianesimo e onorava i vecchi dei. Così che il merito di fortificare l’ortodossia nella Rus’ si attribuisce al principe Vladimir, uno dei figli di Sviatoslav. Il fatto di accettare il cristianesimo da parte di Vladimir non era privo di interessi politici. L’imperatore bizantino Basilio II (976-1025) che cercava alleati contro il pretendente al trono, generale Barda Foca, aveva chiesto aiuto a Vladimir di Kiev, consentendo di dargli come moglie sua sorella Anna. Senza aver accettato il cristianesimo Vladimir però non si poteva sposare con la principessa, e tale alleanza poteva elevare molto lo status politico dei principi di Kiev. Per loro Bisanzio era quel simbolo di potere, ricchezza e splendore imperiale, come lo era anche per altre nazioni vicine, che stavano costruendo la loro organizzazione statale. La più diffusa versione del battesimo della Rus’ è la seguente. Vladimir sconfisse gli alleati di Foca, i khazari, ma i greci non avevano fretta nel compiere le promesse. Il principe li “sollecitò” prendendo la città di Korsun (Chersones), la quale non senza un pizzico di ironia fu definita da lui come “regalo di nozze” come riscatto per la fidanzata. L’impero poteva consolare la propria vanità soltanto con il fatto che formalmente aveva acquisito un nuovo suddito. Vladimir ricevette un titolo imperiale di terzo grado, il quale lo introduceva automaticamente nel sistema gerarchico dell’impero. Il matrimonio “diplomatico” del principe russo con la principessa bizantina poteva assicurare per molto tempo l’ordine e la pace sulle frontiere settentrionali di Bisanzio, e l’iniziale predominio dei sacerdoti e religiosi greci nella Rus’ dava a Costantinopoli la possibilità di influire sugli imprevedibili “russi” grazie all’autorità della Chiesa. Alla fine dell’estate dell’anno 988 Vladimir radunò tutti gli abitanti di Kiev sulla rive del Dniepr, nelle acque del quale i sacerdoti bizantini battezzarono tutti. Questo avvenimento passò alla storia come il “battesimo della Rus’”, e segnò l’inizio di un lungo processo di fondazione del cristianesimo nelle terre russe. Gli annali russi raccontano semipopolari testimonianze sulla scelta della fede fatta dal principe Vladimir. Queste leggende hanno trasmesso alla loro maniera il quadro reale dell’attività diplomatica della corte principesca di Kiev. I principi di Kiev mantenevano contatti non soltanto con Bisanzio, ma anche con il Principato Azzaro, con Roma, con i paesi di Europa Occidentale, con le nazioni musulmane, con gli slavi del sud. Queste relazioni erano legate alla ricerca del cammino dello sviluppo statale, con la delimitazione di orientamento politico, culturale e spirituale di Kiev. Tra le cause che hanno influito sulla scelta della Rus’ proprio verso Bisanzio come modello per la costruzione dello stato, un ruolo importante giocò anche la grandiosità del rito orientale. Negli annali si narrano le impressioni della delegazione russa a Costantinopoli sulla liturgia ortodossa: i russi non sapevano se erano sulla terra oppure in cielo. La Chiesa Bizantina li impressionò con la bellezza celeste delle chiese, con la grandiosa magnificenza della liturgia. Non molto tempo prima di tutto questo, nell’anno 986, il principe Vladimir aveva parlato con gli ambasciatori dalla Bulgaria (quella attorno al Volga) a proposito dell’islam, e aveva anche parlato con i missionari di Roma, con i predicatori khazari del giudaismo e, in fine, con un “filosofo greco” - missionario ortodosso. Ci basta il semifolcloristico racconto degli annali per constatare che la svolta nella coscienza del principe di Kiev stava maturando già da molto tempo prima del battesimo della Rus’. Dopo il battesimo che Vladimir accettò a Korsun, questo severo capo e guerriero che aveva scelto di condurre il potere su un cammino pieno di crudele lotta, che aveva avuto sei mogli (non contando le concubine), che non proibiva di sacrificare uomini agli idoli, accettò sinceramente l’insegnamento della Chiesa sul peccato e le parole di Cristo sull’amore e sulla misericordia. Il battesimo trasformò Vladimir pienamente. Egli, addirittura, pensò seriamente di annullare la pena di morte per i briganti, “avendo paura di peccare”. Gli stessi gerarchi ecclesiastici riuscirono a malapena a convincere il principe a non fare questo passo, del quale non si era mai sentito parlare fino a quel momento nella storia dell’umanità. Il governo di Vladimir è noto dall’apparizione nella Rus’ della caritas cristiana, che cominciava già dal potere statale: il principe aveva aiutato nelle costruzioni degli ospedali e rifugi, si prendeva cura del nutrimento dei poveri. Anche le costruzioni delle chiese venivano fatte con sostegno del principato, venne fondata la prima scuola e iniziò la preparazione del clero russo. La Chiesa russa venera il principe Vladimir come santo allo stesso modo degli apostoli, comparando le sue azioni a quelle degli apostoli. Con questo vengono fissati non soltanto i suoi meriti nella diffusione del cristianesimo, ma anche la trasformazione spirituale e morale interiore, comparabile con quello che hanno sperimentato gli apostoli. Il principe di Kiev seppe superare i limiti della fede “naturale” popolare e ruppe la tradizione della divinizzazione delle forze della natura e la paura del loro potere, nonché seppe credere in Colui che andò volontariamente alle sofferenze e alla morte per amore e salvezza dell’uomo e del mondo. Seppe insomma credere sinceramente e fortemente e guidò dietro a sé tutto il popolo.

16/04/07

La danza delle bambole ucraine


Un filmato realizzato con flash. In sottofondo una musica tipica per danzatori, con la partecipazione vivace degli spettatori.
Clicca sul titolo per il video

15/04/07

La Chiesa Ortodossa Ucraina

Nelle Chiese Ortodosse, esistono diversi gradi di autonomia che possono venire concessi a una Chiesa locale. La nomina del Primate spetta formalmente alla Chiesa Autocefala da cui la Chiesa Autonoma formalmente dipende, il Patriarcato di Mosca.
L'Autonomia è stata concessa dal S.Sinodo del Patriarcato di Russia.
Il capitolo 8° dello Statuto del Patriarcato di Russia si occupa delle "Chiese autogovernantesi" del Patriarcato di Mosca: la Chiesa Ucraina è l'unica tra queste Chiese cui viene riconosciuto "ampio diritto di autonomia".

Dopo la caduta del regime sovietico e l'acquisizione dell'indipendenza dell'Ucraina, la Chiesa Ortodossa in Ucraina si è scissa in Chiesa Ortodossa Autonoma che è l'unica riconosciuta dalle Chiese Ortodosse Autocefale Locali, la Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina e la Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina-Patriarcato di Kiev.

Tale situazione è fonte di tensione tra il Patriarcato di Mosca e quello Ecumenico che è impegnato in un fattivo sforzo di riconciliazione al fine di unificare la Chiesa Ucraina.
Nei rapporti ecumenici la posizione della Chiesa Ortodossa Autonoma Ucraina è sovrapponibile a quella di Mosca.
Con la Chiesa Cattolica i rapporti sono tesi e la recente istituzione di nuove diocesi cattoliche ha ulteriormente incrementato la difficoltà nei rapporti tra le due Chiese.

12/04/07

Grivna








L' attuale moneta dell' Ucraina ha un' origine scita. Così era chiamata, infatti, la collana rigida che usavano gli Sciti.

Chi erano gli Sciti?


Nell' VIII secolo a.C., un gruppo di tribú nomadi indo-iraniche provenienti dalla Transoxiana penetrò in Europa orientale, stabilendosi a sud della Russia bianca, tra la catena montagnosa dei Carpazi e il fiume Boristene (Dnepr), scacciandone le popolazioni indigene o sottomettendole. Erodoto li descrive come abili cavalieri, feroci guerrieri e ricchi pastori, entrati presto in contatto con gli avamposti commerciali fondati sulle coste del Mar Nero dalle città mercantili greche. Lo storico tramanda che il loro nome era scoloti, ma che i greci li chiamavano sciti. Col nome di Scizia la storiografia antica indicava il territorio dal Danubio fino al Don, controllato militarmente da queste tribù nomadi, di cui Erodoto fornisce un elenco: Callipidi oppure Ellenosciti, Alasoni, Sciti-aratori, Sciti-coltivatori, Sciti-nomadi e Sciti reali. Nel 512 a.C., il re Dario organizzò una spedizione punitiva contro di esse, infastidito dalle loro continue incursioni e razzie sul suolo persiano, ma fu costretto a una disastrosa ritirata, di fronte all'animosità di questi guerrieri. Insieme con il pesce salato, il miele e le pellicce, gli sciti esportavano nel Ponto ellenizzato, e da lí nel resto del mondo greco, gli echi di costumi religiosi inconsueti e ancestrali, che Erodoto ha osservato e registrato con avida curiosità di etnologo.
Un' interessante dissertazione su cosa costituisse mai il théleia nòsos ("malattia femminile") degli Sciti, di cui parla lo storico greco Erodoto (490/480-430/420 a.C.) nelle sue Storie (a I 105 e IV 67).
Per chi conosce il latino, ecco il saggio sugli Sciti di Christian Gottlob Heyne.
Per dimostrare che si trattava di altra cosa dalla sodomia, Heyne esamina quindi tutte le attestazioni antiche della "malattia femminile" (liquidando però un po' alla chetichella lo pseudo-Longino, che nel Del sublime, XXVIII 4, la pensa diversamente da lui...), verificando che si trattava di un fenomeno diverso.
Per dimostrare il suo punto, l'autore stabilisce anche interessanti paralleli etnografici coi popoli "barbari" della Russia del suo tempo (dai mongoli ai camciàtchi), notando come anch'essi conoscessero forme di sciamanesimo simili a quello degli Sciti, andando facilmente affetti da "accessi isterici o epilettici".Ciò detto, Heyne conclude che quanti tra gli Sciti furono affetti dal "morbo delle donne" furono semmai vittime di malattia "melancolica o isterica o di altro tipo nervoso" che perturbava loro la mente, spingendoli a vestirsi e comportarsi da donne.
Malattia mentale, dunque, non vizio sodomitico (p. 36).
L'origine degli sciti
Da quanto narrano gli sciti, il loro popolo sarebbe il più giovane. Nel loro paese allora deserto sarebbe nato un uomo chiamato Targitaos, il cui padre - cosa per me non credibile - era Zeus e la madre una figlia del fiume Boristene. Targitaos avrebbe avuto tre figli, Lipoxais, Arpoxais e Colaxais. Sotto il loro regno piovvero dal cielo degli oggetti d'oro: un aratro con il giogo, un'ascia a doppio taglio e una coppa. Il più anziano si avvicinò per prenderli, ma l'oro divenne incandescente, al secondo capitò la medesima cosa, ma quando si avvicinò il terzo l'oro era raffreddato. In conseguenza di ciò, i fratelli maggiori cedettero al giovane Colaxais il regno (§ 5).
Usi di guerra
Gli sciti hanno questi usi di guerra: quando abbattono il primo nemico, ne bevono il sangue; le teste di tutti quelli uccisi in battaglia vengono portate al re. La testa viene scuoiata in questo modo: si taglia a tondo intorno alle orecchie, poi si afferra la testa e si strappa la pelle. Essa viene raschiata con una costola di bue, poi conciata come un tovagliolo; la appendono alle briglie del cavallo, come motivo di orgoglio. Molti usano togliere la pelle con le unghie alla mano destra dei cadaveri nemici e ne fanno dei coperchi per le faretre: sembra che la pelle di uomo sia la più bianca, spessa e lucente di tutte le pelli. Utilizzano anche il cranio dei nemici più accaniti: lo puliscono, lo foderano di cuoio e lo indorano, e lo usano come bicchiere (§ 64).
Il giuramento
Quando gli sciti giurano lo fanno in questa maniera. Versano del vino in una grande coppa di terracotta e quelli che stipulano il patto vi versano un po' del loro sangue, tagliandosi un poco col pugnale. Poi immergono in una tazza una spada, delle frecce, un'ascia e un giavellotto; poi recitano molte preghiere, infine quelli che stringono il patto e i loro testimoni bevono nella tazza (§ 70).
Il rito funebre dell'anniversario
Passato un anno dal funerale del re, gli sciti prendono i migliori tra i servi e ne strozzano cinquanta; strozzano anche cinquanta bei cavalli, ne tolgono le viscere, li puliscono, li riempiono di paglia e li ricuciono. Fanno passare per il collo dei cavalli delle travi e li montano su ruote, con le gambe che pendono per aria. Fanno montare ciascuno dei cinquanta giovani su un cavallo, dopo aver infilato in ogni cadavere un legno diritto lungo la spina dorsale fino al collo: quello che ne esce viene fissato sulla trave del cavallo. Dopo aver collocato in circolo attorno alla tomba questi cavalieri, gli sciti si allontanano (§ 72).
I bagni di vapore
Nel loro paese cresce la canapa, sia spontanea che coltivata. Gli sciti raccolgono il seme di questa pianta, si mettono sotto le coperte e poi buttano i semi su pietre roventi; questi fanno allora un gran fumo e danno un vapore caldo tale da superare quello di qualsiasi bagno di vapore greco. Gli sciti gridano per il piacere di questo vapore, che serve a loro proprio come bagno: gli sciti infatti non usano mai acqua per lavarsi il corpo. Le loro donne, poi, aggiungono ai semi di canapa aromi di cedro, cipresso e incenso, tritati con una grossa pietra (§ 75).

02/04/07

BUONA PASQUA dalle grafiche!!!!


Christos voskrys!


La musica che fa da sottofondo al primo filmato è Mnohaya Lita,
un augurio di lunga vita.
È anche un canto liturgico della chiesa greco-cattolica ucraina.

La musica del secondo filmato è una miscellanea di brani folk





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Data la mole, ho dovuto usare molto spazio sul mio podcast per rendere fruibili i due filmati qui. Spero che il risultato valga la pena. In ogni modo, quel che conta è l' adesione all' iniziativa ed il lavoro comune.
I due filmati sono infatti il risultato di una partecipazione delle colleghe del thread "grafica" del DL 59 sul tema pysanky.
Il secondo, pesa oltre 12 megabyte. Il primo, poco più di 3 megabyte.
Per vedere il primo, clicca sul titolo del post. Per il secondo, clicca
qui . Il secondo filmato è un mp4. Per chi non potesse vederlo, consiglio di accedere al mio podcast.